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Val di Fassa, Dolomiti, Trentino

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La leggenda di Similuce e della Val San Nicolò

La Val di Fassa è una terra ricca di leggende e fiabe ambientate fra le Dolomiti, spesso collegate fra di loro e legate alle varie cime montuose, come il Catinaccio o la Marmolada. Leggende che si tramandano da secoli e che vengono raccontate ai bambini e ai turisti che visitano le bellezze delle vallate dolomitiche. Una bella fiaba è quella di Similuce, figlia adottiva del Re Laurino, il famoso re degli gnomi del giardino di rose sul Catinaccio. La fiaba ben si adatta ad essere raccontata durante un’escursione nella bellissima Val San Nicolò, una valle laterale della Val di Fassa, e qui riportata con alcune immagini dei luoghi percorsi dalla leggendaria fanciulla.

Similuce era una bellissima fanciulla che Re Laurino trovò vicino al lago di Carezza e portò nel suo regno, allevandola come una figlia. Divenuta grande Similuce chiese al Re Laurino di poter andare a vedere da vicino la bella montagna che fin da bambina aveva ammirato da lontano: la Marmolada. Il Re la lasciò partire dal regno dei nani che governava, sebbene a malincuore e con tante raccomandazioni.

La Marmolada, Regina delle Dolomiti

La Marmolada

La ragazza scese a valle dal giardino delle rose di Re Laurino, il Rosengarten o Catinaccio, e cominciò a salire lungo la Val San Nicolò, che diventava sempre più stretta e oscura man mano che saliva, finché incontrò due giganti di pietra che erano di guardia alla valle, i Maerins. Il loro compito era chiedere il lasciapassare per poter entrare nella bella valle.

I Maerins, appicchi rocciosi all’inizio della Val San Nicolò

I giganti di pietra detti Maerins, all’inizio della Val San Nicolò

Come lasciapassare Similuce donò ai giganti due pietre preziose dalla piccola bisaccia di gemme che le aveva dato il Re. Così i giganti la lasciarono passare. Dopo un momento di dubbi e sconforto e la tentazione di tornare indietro, la ragazza continuò il suo cammino e, finita la salita, vide la bella Val San Nicolò aprirsi davanti ai suoi occhi con i suoi boschi e prati. Rimase così incantata da tanta bellezza che decise che, al ritorno del suo viaggio dopo aver incontrato la bianca Regina Marmolada, si sarebbe fermata a scoprire le bellezze della valle.

La Val San Nicolò

Scorcio della Val San Nicolò

Ma all’improvviso, mentre ammirava la valle, Similuce sentì il terreno tremare sotto i piedi e si nascose dietro ad un tronco per la paura. Sbirciando da dietro l’albero vide un uomo gigantesco, tutto peloso e con una grande pancia, che teneva in mano un grosso bastone inveendo contro gli uccellini che con il loro canto gli disturbavano il sonno. Era l’orco che viveva sulla Sela de Culaut. L’orco vide Similuce sempre più impaurita, si avvicinò e con voce da caverna le chiese chi fosse e cosa facesse lì da sola, dicendo che tutto ciò che la circondava era di sua proprietà. La ragazza le spiegò chi fosse e dove stava andando e l’orco le disse che l’avrebbe lasciata andare solo se fosse riuscita a far stare zitti gli uccellini, così avrebbe potuto riposare in silenzio. Però, se non ci fosse riuscita, avrebbe dovuto rimanere con lui per un mese. Similuce pensò a come fare, e estrasse dal suo zaino un fischietto forgiato per lei dal nano Grostol, con delle qualità magiche da usare in caso di necessità. Lei lo prese girandolo verso l’ultimo raggio di sole chiese al fischietto di fare in modo che gli animali del bosco e gli uccelli capissero cosa voleva dire loro. Il fischietto assunse i colori dell’arcobaleno ed emise una strana melodia. Similuce chiamò gli uccelli del bosco che, per incanto, si posarono vicino a lei, pregandoli di non cantare per un po’ di tempo in modo che l’orco potesse dormire. Così l’orco si addormentò russando rumorosamente e Similuce poté correre via e continuare il suo viaggio.

Baite di Ciampiè in Val San Nicolò

Le baite in legno nella località Ciampiè

Arrivò così alla radura di Ciampiè, dove decise di trascorrere la notte sotto un grosso abete che con le radici fuori dalla terra formava una specie di nido. Prima dell’alba si sveglio di soprassalto a causa di una gran confusione: attorno a lei si era formato un gruppo di strane creature brutte e rumorose. Erano le malvagie Strie de Foscac, delle streghe che abitavano nelle grotte di geodi lungo le pendici montuose della valle, ma che di notte scendevano nel fondovalle a spaventare uomini e animali. Similuce era terrorizzata, mentre le streghe si contendevano la fanciulla, finché la strega più anziana disse che l’avrebbero portata nella loro dimora e che sarebbe stata loro serva. Dagli occhi della ragazza uscirono due grosse lacrime scintillanti che caddero ai suoi piedi. Fra le radici dell’albero viveva un grillo che aveva assistito alla scena e, saltellando fra i piedi delle streghe, si spostò un po’ lontano, al sicuro, e cominciò a cantare raccontando l’accaduto a tutto il bosco e chiedendo l’aiuto degli animali per aiutare la ragazza. Si radunarono così molti animali e anche le fatine del bosco, la cui regina trovò la soluzione al problema. Tutte le fatine si disposero a ghirlanda e volarono sopra la fanciulla e le streghe, riempiendo la radura di una luce abbagliante. Le streghe, accecate dalla luce, per un po’ non videro più nulla, così le fate sollevarono la ragazza e la portarono in salvo. Similuce ringraziò le fatine e riprese il cammino verso il Passo di San Nicolò.

Il Passo di San Nicolò

Il Passo di San Nicolò

Dal Passo di San Nicolò vide ancora in lontananza la Marmolada, con la sua altissima parete rocciosa e scese per un’altra valle, la Val Contrin, per poi risalire al Passo Ombretta.

Il Passo di San Nicolò verso la Marmolada

Passo di San Nicolò verso la Marmolada e le Cime di Ombretta

Arrivata al Passo Ombretta udì un dolce canto: era Conturina, una bellissima ragazza che aveva come matrigna una nobile e ricca signora, padrona di un castello e madre di due brutte figlie. La matrigna era furiosa perché principi e cavalieri salivano al castello per ammirare Conturina e non le sue figlie e ordinò ad una strega di fare un sortilegio. Le chiese di trasformare Conturina in pietra e di incastonarla fra le rocce della rupe che dominava il Passo Ombretta, abbandonandola lì in modo che nessuno potesse vederla. Infatti il canto di Conturina diceva:
Son d sass e no me meve
Son de crepa en Marmolèda
Son na fia arbandonèda
E no sé per che resòn
(Sono di sasso e non mi muovo
Sono una roccia della Marmolada
Sono una figlia abbandonata
E non so per quale ragione)

Per questo Conturina cantava la sua triste storia, per far sapere a tutti della malvagità della matrigna.

Il Passo di Ombretta sotto la Marmolada

Il Passo Ombretta, a sinistra della Cima Ombretta Occidentale

Similuce, non potendo fare nulla per la ragazza, continuò il cammino verso la Marmolada. Arrivata ai piedi della Regina delle Dolomiti rimase estasiata ad osservarla. Finalmente aveva realizzato il suo sogno, ma non sapeva cosa dire o fare, quando una voce possente la salutò, dandole il benvenuto e dicendo che la stava aspettando da tempo, avendo sentito parlare di una fanciulla che voleva incontrare la Regina. Le consigliò di indossare il mantello che le avevano tessuto le fate, dato che fra i suoi ghiacci faceva molto freddo. Similuce le chiese se poteva toccarla e la Regina le concesse di giocare con la neve del suo ghiacciaio e farle così compagnia, dato che era lì sempre da sola.

Il ghiacciaio della Marmolada

Il ghiacciaio della Marmolada

Similuce si fermò qualche giorno, poi salutò la Regina Marmolada e tornò indietro, sperando di non fare altri brutti incontri o strane avventure come all’andata. Tornò in Val San Nicolò e giunta alla cascate vide sull’altro versante della valle un’altra cornice di monti, verso cui si incamminò salendo per i boschi. Al limite del bosco giunse presso un piccolo lago, con un’acqua tanto limpida da potersi specchiare e dove andavano a dissetarsi caprioli e scoiattoli. Una vera meraviglia di madre natura. Così Similuce decise di dimorare per sempre in questa piccola valletta che chiamò Lagusel.

Il laghetto Lagusel

Il bel laghetto del Lagusel

Ancora oggi Similuce vive nelle leggende della Val di Fassa, insieme a Conturina, al Re Laurino e alla Regina Marmolada, fra le valli e le cime incantate delle Dolomiti.

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